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I segnali con cui si ha a che fare nei sistemi digitali sono spesso di tipo
single ended o sbilanciati: la tensione è misurata rispetto ad un riferimento
comune indicato come massa (o anche come reference o signal ground). Due esempi
di tali segnali sono, per rimanere nel campo dei sistemi di comunicazione:
- la porta parallela Centronics: tensioni
maggiori di 2 V indicano l’uno logico, tensioni minori di 0.8 V identificano
lo zero logico, definizioni coincidenti con quelle utilizzate per i segnali
TTL
- la porta seriale RS232: l'uno logico è
identificato da una tensione negativa compresa, in modulo, tra 3 e 15 V e lo
zero da una tensione positiva maggiore di 3 V.
Per trasmettere un singolo bit usando un segnale sbilanciato è evidentemente
necessario usare un solo filo oltre alla massa che è unica e comune a tutti i
segnali.
I limiti nell'uso di segnali non bilanciati nella trasmissione di
informazioni derivano da due considerazioni:
- Se è vero, almeno in prima approssimazione, che il potenziale di massa è
univocamente definito in un circuito di piccole dimensioni, tale concetto
diventa una illusione quando le distanze sono elevate; infatti la corrente,
scorrendo nel filo di riferimento, produce differenze di potenziali a causa
dell'impedenza elettrica del collegamento. Questo fatto è già abbastanza
rilevante in corrente continua (quando occorre tener conto della sola
resistenza del cavo) ma è fondamentale quando, usando segnali ad alta
velocità, l'induttanza del cavo diviene la l'elemento predominante
dell'impedenza.
- Lungo un filo di lunghezza non trascurabile la tensione subisce l'influsso
casuale e continuamente variabile dei disturbi esterni: il ricevitore quindi
osserva un segnale digitale sovrapposto a "rumore" che, se elevato, potrebbe
portare ad interpretazioni errate del valore logico. Tale effetto si
verifica in modo casuale sia nei confronti del segnale sia nei confronti del
riferimento, per di più con diversa intensità considerando che l'impedenza
equivalente verso massa è diversa.
Una soluzione ad entrambi i problemi è quella di adottare elevate escursioni
del segnale al fine di aumentare il rapporto tra segnale e disturbo (p.e. la
RS232 prevede escursioni tipiche di 24 V) oppure mantenere corti i i
collegamenti (soluzione ovviamente improponibile se i due oggetti da collegare
sono fisicamente distanti) oppure ancora usare, almeno per il segnale di
riferimento, cavi di elevata sezione (opzione con evidenti impatti negativi e
comunque che porta a benefici solo marginali).
Il secondo dei due problemi accennati è inoltre parzialmente risolvibile
utilizzando cavi schermati.
Nei sistemi bilanciati o differenziali la tensione associata alla
trasmissione di un singolo bit è misurata come differenza di potenziale tra due
fili, tra loro identici e pilotati da trasmettitori con la stessa impedenza di
uscita: se la tensione è maggiore su un filo rispetto all'altro il valore logico
è associato ad uno zero, se è minore ad un uno. Non ha invece nessuna importanza
la tensione dei due fili rispetto a massa.
Questo metodo permette di superare i due problemi appena descritti:
- Il valore logico è associati alla differenza di potenziale tra due fili:
il potenziale assoluto della massa è quindi teoricamente ininfluente. In
questo modo, anche se sul filo di massa scorrono correnti e quindi si creano
differenze di potenziale, non si generano effetti sui valori logici.
Si usa dire che un sistema di trasmissione differenziale non è sensibile
alla tensione di modo comune (Vcm), definita come la media della tensione
dei due fili che trasportano il segnale misurata rispetto alla massa locale.
- Visto che la coppia di fili su cui il segnale viaggia è costituita da un
"doppino" pilotato da trasmettitori con la stessa impedenza di uscita, i
disturbi sono fortemente attenuati, come descritto
in uno dei seguenti paragrafi.
Esistono ovviamente anche degli svantaggi:
- È necessario prevedere un numero doppio di conduttori: per ogni singolo
segnale servono due fili, oltre alla massa comune a tutti i segnali ed in
genere necessaria.
- Sono richiesti driver e ricevitori più complessi. Utilizzando circuiti
integrati appositamente studiati e largamente diffusi, questo problema è
però facilmente superabile.
- Tipologie di segnali digitali
- Lo standard RS422
- Lo standard RS485
- Adattamento di impedenza
- Valutare la qualità della trasmissione
- La polarizzazione
- La protezione
- La selezione dei cavi
- La conversione da RS232 a RS422 e RS485
- Cenni ai protocolli di trasmissione
- Dispositivi integrati e risorse in rete
- Appendice: caratteristiche elettriche
Le interfacce RS422 e RS485 - Versione 2.0h - Settembre
2001
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